I turisti di Roma

Seduta ad un tavolino di ferro battuto attendo che si esaurisca il giorno, bevendo caffè, osservando la gente che al sole cammina, mentre io mi riparo sotto il rampicante del portico.
Quanta gente è stata qua prima di me, quante ne ha viste questa città? Se lo stanno chiedendo anche loro, quella coppia laggiù, tutti e due biondi, tutti e due belli. Hanno una guida in mano e i calzoncini corti. Stanno cercando Fontana di Trevi forse, tra i vicoli stretti del centro. Vogliono lanciare la moneta ed esprimere il desiderio di tornare, come vuole la tradizione. Probabilmente sognano una vacanza in stile Dolce Vita, un calesse e un violinista che canti loro qualcosa in una lingua sconosciuta, ma romantica. Luoghi comuni. O solo una strana magia. E’ il sole. E’ il vento che spazza via le nuvole. Sono le risate di quelli seduti al tavolo a fianco al mio. Quella parlata che mi sa di giornate da turista, bevute a Trastevere, pomeriggi sulle scalinate a Borgopio e canzoni di Venditti a tutto volume su una Yaris grigia.


“Can you take a picture of us?”mi chiedono due ragazze, con un gran sorriso. Sono abbronzate, o meglio scottate, hanno leggeri abitini a fiori senza calze. Una ha una tracolla Chanel. Mi chiedo se è autentica mentre scatto loro la foto ricordo. La mostreranno alle loro amiche e racconteranno di folli amori estivi, di tramonti al Gianicolo e degli scalini di piazza di Spagna.  Sognano un giro in vespa come Audrey, ma in versione technicolor.

E’ strano come le vite delle persone si sfiorino e si intrecciano in questo modo. Un secondo e poi più. Mi chiedo perché i giapponesi fotografino ogni cosa che vedono, anche la più banale. Forse vogliono mille ricordi per le notti insonni in cui rifugiarsi nel passato sembra l’unica soluzione. Forse. O semplicemente gli piace fare le foto. Cerchiamo sempre spiegazioni difficili, quando la risposta è lì davanti, così semplice che si vede ad occhio nudo. Quindi forse ai giapponesi piace fare le foto ed è finita lì. Chissà…


Passano due ragazzi, si tengono per mano e ridono. Parlano una lingua del Nord Europa, mi sembra. Potrebbe essere svedese o giù di lì. Lei ha vistosi capelli biondi e un abito rosso. Ricordo che anch’io ne avevo uno simile tanti anni fa. Sorrido, perché un giorno un amico mi ha detto che sembravo una turista straniera, mentre camminavo tra la folla in via del Corso, quella folla che cammina lenta e bisogna fare lo slalom. Sorrido perché penso al vestito rosso, a dove l’avrò mai messo, ai turisti stranieri che si avvicendano per Roma, alle pallonate dei bimbi nel parco di Castel Sant’Angelo e alla vista mozzafiato dal Giardino degli Aranci.
Lancio anche io una monetina dando le spalle a Fontana di Trevi.

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3 pensieri su “I turisti di Roma

  1. Bellissima riflessione, capita spesso anche a me quando mi aggiro nella splendida Firenze turistica baciata dal sole del tramonto.. E guardando dalla finestra del mio modesto bilocalino condiviso posto al quarto piano immagino quanta vita, quanta cultura, quante storie scorrano sotto di me intenta a discutere col mio piccolo quotidiano!
    Un saluto :*

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