[Blu quasi trasparente]

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Sono pagine di carne, sangue e disperazione. Con questo libro e’ come se Ryu Murakami si fosse staccato un pezzo di anima e ce lo avesse regalato. Io me ne sono cibata e non posso fare altro che ringraziarlo. Come non posso fare altro che ringraziare la persona che me lo ha regalato. “Leggilo e fammi sapere”, mi ha detto, ma è’ come se mi avesse preso per mano e condotta in un viaggio in un mondo in cui si rischia di farsi male e restano le cicatrici. Già… al di la’ della trama che si articola sugli eccessi di un gruppo di ragazzi giapponesi senza un futuro che sfogano le loro frustrazioni nel sesso, nella droga e nell’alcool, c’è un mondo. C’è la poesia di visioni oniriche, di emozioni forti o del l’assenza stessa di esse. C’è la forza della poetica giapponese, immagini e metafore che non si dimenticano facilmente e uno stile narrativo che ti inghiotte. È un atto di ribellione silenzioso e nichilista verso la società. Un consiglio? Sedetevi al buio, illuminati solo dalla luce di una lampada, accendete la musica degli Stones o dei Doors a coprire il silenzio e leggete questo libro d’un fiato. Vi avverto che fa male, ma a me piace sanguinare.

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