[L’uomo che e’ morto]

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Ieri sera e’ morto un uomo, mentre io ero al telefono con un’amica sdraiata sul divano a ridere e scherzare. Ieri sera, dicevo, e’ morto un uomo, mentre la moglie forse lo aspettava a casa con la cena pronta. Ha attraversato la strada, uscito da quel solito bar sul Viale dove la gente beve un bianchino e parla della Pro che quest’anno e’ in B. Ieri sera un uomo ha attraversato la strada e un ragazzo lo ha investito. Mi chiedo a cosa stesse pensando, mentre usciva dal bar. A Vercelli fa freddo e c’è la nebbia e il Viale e’ buio e trafficato. Forse si stringeva nel cappotto e pensava a quando sarebbe tornato finalmente nel tepore della sua casa. Forse ripensava a qualche battuta scambiata al bar. Di certo, dopo una vita di lavoro e malattie che ti fanno temere per la vita, nessuno pensa di finire i suoi giorni sull’asfalto un lunedì qualunque di nebbia autunnale. Neanche il ragazzo sulla moto quel giorno si era svegliato pensando che avrebbe posto fine alla vita di qualcuno.
Eppure e’ successo. Il destino ha fatto incontrare il ragazzo sulla moto con l’uomo che è morto e il destino e’ beffardo a volte.
Non so chi fosse il ragazzo, ma
l’uomo che è’ morto ieri sera era il mio vicino di casa. Non lo vedevo da un sacco di tempo e lui mi ha vista crescere. Il tempo sfugge, scivola dalle mani, e’ una scheggia impazzita ed è’ inutile che ci illudiamo di poterlo controllare. Non si sa mai quando si vedrà una persona per l’ultima volta.

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