Categoria: Schegge di Helsinki

Lasciatemi qui

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Lasciatemi in questo limbo
Tra sogno e realtà dove il mare luccica e i gabbiani attraversano il cielo.
Lasciatemi in questo mondo diverso dove il sole non tramonta mai, dove le estati sono corte e intense, senza ombrelloni e cabine, senza bambini che urlano per un mottarello, senza bagnini sbruffoni e aperitivi chic.
Lasciatemi da sola col mare,
Lasciatemi da sola col vento,
Lasciatemi da sola coi pensieri che si perdono in questo cielo limpido.
C’è il profumo della libertà, della spensieratezza. Non e’ come la’, dove i problemi si accumulano e inquinano la vita. Qua basta guardare l’orizzonte e l’animo si placa.

In my heaven

Oggi c’e’ un vento che porta via e la pioggia battente che scende di sbieco, ma io sono al Java Café davanti al Forum a bere caffè nero bollente e a guardare tutta questa umanità che mi passa davanti.
Il cielo e’ grigio e la moda degli abiti dai colori fluo risulta ancora più fastidiosa ai miei occhi. Già, i finlandesi sono un popolo dai tratti somatici delicati e ciò li rende piacevoli anche quando sono bruttarelli. Pero’ hanno un paio di piaghe sociali che andrebbero combattute: l’utilizzo selvaggio delle collant color carne e l’abitudine di chiunque, uomini e donne, di sputare per strada (che schifo). Ma a parte queste cosette vorrei non partire mai.

It’s gettin’ hot [déjeuner sur l’herbe]

Ci sono persone nate per infastidire il prossimo, come quei due tizi che camminavano lenti alla suomenlinna, oppure la tipa cicciona che continuava a saltarmi sui piedi durante il concerto degli Hybrid Children. Ma ci sono anche cose che esistono per curarci l’anima, come la natura che mi circonda in questo momento. Distese di fiori gialli mossi dal vento. Io bevo sidro di mele acquistato al supermercato e sgranocchio noccioline piccanti seduta su un prato. La mia amica Antonella e’ vicino a me che taglia una maglietta che ha comprato in un negozio dell’usato. Vuole trasformarla in una canottiera e vedo che ha anche intenzione di sfrangiarla in fondo. Il DIY e scovare piccoli tesori nei mercatini delle pulci sono due delle sue migliori doti.
Vicino a noi un gruppo di ragazze finlandesi rumorose e sboccate ascoltano musica improponibile ad alto volume intorno ad un piccolo barbecue. Ruttano come camionisti e mi chiedo come facciano ad essere cosi carine e grezze allo stesso tempo. Accendiamo anche noi la musica per non essere da meno e soprattutto per coprire quella specie di electrozarro cantato in finlandese che proviene dalle principessine del barbecue.
La nostra playlist? Wednesday13, Reckless Love, Halestorm, Black Veil Brides, Motley Crue e Steel Panther. Loro ad una certa spengono la musica e dal mio iPhone parte I want Pussy degli Steel Panther. Ora i ruoli si invertono e forse sono loro a chiedersi: “ma che razza di roba stanno ascoltando quelle??”

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Stranger take me home

 Con la loro musica le band finlandesi dipingono un vero e proprio mondo dove amo perdermi. Quelle note mi catapultano in un’atmosfera romantica e malinconica, un sottile dolore che diventa piacere e struggente nostalgia.

Attraverso le note percepisco il freddo dei lunghi inverni e il tepore di un fuoco acceso, di una sigaretta fumata lentamente tra le luci soffuse di una casa di legno circondata dagli alberi. Mi sembra di vederli quei laghi oltre i quali perdere lo sguardo all’orizzonte, dove il sole non tramonta mai. Vedo la luce che filtra attraverso le fronde degli alberi nella boscaglia silenziosa.

Colonna sonora di ricordi e emozioni, echi di adolescenza, di momenti che non tornano, frasi scritte su vecchi sms che fanno ancora sorridere. E’ il sapore del salmiakki bevuto in un bar dove il dj passa gli Entwine, e’ come uno shot di vodka bevuto d’un fiato che ti brucia la gola, ma ti scalda l’anima. E’ il freddo intenso che ti arrossisce le guance e il calore di un abbraccio molto atteso.

E’ la sensazione di essere l’ultima sopravvissuta in un mondo deserto e che quella voce calda e sensuale stia cantando per me.
Stranger take me home…

Un brindisi alla bellezza

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C’è sempre luce in questo periodo. C’è il sole che illumina la terra fredda e i postumi di notti trascorse in bilico tra sogno e realtà, sete di sidro che non si placa, liquirizia salata e sigarette al mentolo. Gli occhi di un ragazzo troppo bello per essere reale, capelli biondi e jeans strappati, occhi azzurri e naso perfetto, birra e fisu, Def Leppard in sottofondo e luci soffuse. “Brindiamo alla tua bellezza” gli dico, perché qua si può tutto, perche sono in vacanza da me stessa, perché la bellezza e’ oggettiva, come lo spettacolo del sole che alle cinque del mattino illumina il porto deserto solo per i miei occhi.

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Kickstart my heart

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Bologna, giugno 2005. Ricordo che quell’anno l’emozione di vedere i Motley Crue per la prima volta era forte. I pezzi che mi avevano accompagnato per tutta l’adolescenza, che mi ascoltavo nell’autoradio appena patentata, erano tutti in scaletta. Bei tempi quelli!

E se ripenso a quel concerto ricordo anche che ci ho conosciuto una delle persone più importanti della mia vita al bar sotto i tendoni, mentre c’era la coda per il pranzo tra un concerto e l’altro. Fotografia di un momento che resterà nel cuore.

Ma ora eccoci di nuovo qui, con Vince, Mick, Sixx e Tommy sul palco. Questa volta sono a Helsinki, con due amiche in un bel parco con il sole che non tramonta mai e Tommy Lee che gira con la sua batteria come fosse su una giostra. Perché la musica e’ divertimento o almeno e’ ciò che dovrebbe essere, e’uno di quei sogni in cui sai di poter fare quello che vuoi e quando ti svegli sei ancora euforica.

Di nuovo ho assistito allo spettacolo che volevo vedere e che volevo vivere, la sensazione che tutto può succedere, una ventata di sole che profuma di spiaggie californiane, divertimento, ironia e Mick Mars che fa ruggire la sua chitarra.
Vince cambia tonalità alle canzoni, perde qualche colpo, ma ha un paio di pantaloni argentati con la bandiera americana e il piglio di uno che sembra volerti dire: “hey, io canto nella rock’n’roll band più figa del mondo, hai qualcosa da dire?”

Insomma, dopo trent’anni, molteplici matrimoni, video pornografici, camere d’albergo distrutte, droga, alcool e le peggio cose che si possano immaginare rimangono a mio parere la band che interpreta meglio quello spirito irriverente, depravato, leggero e divertente del rock ‘n’roll.
Personalmente, I prey to the saints of Los Angeles.

Che cos’è l’infinito di fronte ad uno sguardo?

Where the sun goes down
there’s a place on earth
where the sky’s all red
and mother gives rebirth

[Negative, Neon Rain]

Capire l’immensità del mare, ma perdersi in uno sguardo. E’ questo il limite dell’essere umano.

Ho visto l’orizzonte infiammarsi, ho visto il sole sparire dietro la cupola della cattedrale, così bianca che sembra una costruzione di ghiaccio.

Ho sentito il profumo del mare, il garrito dei gabbiani. Ho pensato a quanto fossi lontana da te e dal tuo respiro, quando, a bassa voce, mi dicevi che va tutto bene.

Che cos’è l’infinito di fronte ad uno sguardo?

Da piccola mi chiedevo dove finisse il mare. Si incontra con il cielo e poi svanisce. L’orizzonte è come un taglio in questa perfetta tela davanti ai miei occhi.

Sento l’odore dell’erba, sento l’umido della terra sotto i palmi delle mie mani.

Intorno a me fumo di sigarette e vino, sidro di mele e risate. La gente parla una lingua sconosciuta, suoni labiali ripetuti come filastrocche. Conosco poche parole di questa lingua, due delle quali significano amore e morte. Rakkaus e kuolema. Fa sorridere come una parola come amore abbia un suono così duro, mentre la morte abbia un suono più musicale, quasi accattivante. E’ forse tutta una metafora?

Che cos’è l’infinito di fronte ad uno sguardo? Me lo chiedevo mentre nella tavolozza del cielo non rimenevano altro che un blu così scuro da farmi sembrare cieca e un azzurro tendente al grigio.

Mentre il sole moriva, echi di adolescenza dalle mie cuffie stereo: quella canzone ripetuta, parole che fanno parte del sogno, di quel sogno che stavo vivendo. L’intro di tastiera mi fa venire la pelle d’oca, come la sua voce, così profonda che sa di inverni senza luce, sigarette e Jaegermaister. Non mi succedeva da molto tempo, ma qua è tutto diverso, su questo collinetta, a osservare le luci di Helsinki che si accendono sull’Esplanadi. Qui si può ancora sognare e godere di questi attimi di solitudine, mentre si alza il vento della sera. Lontana da tutto. Lontana da tutti. Socchiudo gli occhi e apro il mio cuore per rinascere, ancora una volta.